Certo che poi mi metto ad ascoltare i "miei" Poison e qualunque altro artista (con l'eccezione del solito, altrettanto "mio" Alice Cooper) viene polverizzato. Oh my God look what the cat dragged in...
giovedì 26 febbraio 2015
mercoledì 18 febbraio 2015
The Mugshots - Love, Lust and Revenge (2013)
Ebbene sì, a volte capita. A volte capita che una band italiana che propone un genere certamente non usuale per la nostra bella nazione riesca, dopo lunghi anni di gavetta, a farsi notare nientemeno che da Dick Wagner, chitarrista storico (e purtroppo recentemente scomparso) di Alice Cooper (e di mille altri nomi della scena rock internazionale). E capita che il buon Dick Wagner si appassioni al progetto di questi ragazzi bresciani e decida di supportarli, di suonare con loro, di scrivere con loro, e di produrre loro un disco.
Ne viene fuori questo splendido "Love, Lust and Revenge", in cui i Mugshots abbandonano definitivamente tutta quella serie di orpelli che appesantivano il sound dei loro precedenti dischi per regalarci un album fresco, diretto e complesso allo stesso tempo, che nasconde almeno due perle rare: "Curse The Moon", pezzo ipnotico e ammaliante, e "Free (As I Am)", con lo stesso Dick Wagner alla chitarra, ad aprire scenari quantomai interessanti e invitanti per il futuro. Per non parlare della cover conclusiva, "Pass The Gun Around" di Alice Cooper, brano troppo spesso dimenticato e bistrattato, e qui riproposto in tutto il suo splendore dall'arrangiamento della band bresciana.
I Mugshots sanno suonare, e non perdono occasione per dimostrarlo. Le sapienti tastiere di Erik Stayn fanno da contraltare alle ottime chitarre di MacFly, la sezione ritmica non perde un colpo e l'istrionica voce di Mickey Evil, finalmente libera dai forzati "miagolii" dei lavori precedenti, impreziosisce il tutto con una prova teatrale e assolutamente perfetta.
Le influenze ci sono, sono tante e si sentono, dagli Stranglers ai Genesis al già citato Alice Cooper, ma questo non impedisce ai Mugshots di avere una spiccata e decisa personalità. Sentiremo ancora parlare di loro...
Un gran disco, made in Italy, da una band giovane e piena di talento. Cosa state aspettando a recuperarlo?
01. Nothing At All
02. Under My Skin
03. Curse The Moon
04. Free (As I Am)
05. Pass The Gun Around (Alice Cooper cover)
02. Under My Skin
03. Curse The Moon
04. Free (As I Am)
05. Pass The Gun Around (Alice Cooper cover)
mercoledì 11 febbraio 2015
Musica, treno e pensieri: il mix letale.
Le note di Bob Dylan mi cullano, mentre il treno mi trasporta verso casa. Dylan è Dylan, ti fa pensare anche se non vuoi. Anche se magari i testi non li stai nemmeno ascoltando, le atmosfere musicali che crea ti fanno comunque meditare.
Stamattina, andando a scuola, ho aperto quell'incredibile Vaso di Pandora che è Facebook, e sono stato travolto da una quantità di (pseudo?) informazioni di svariato genere. Ho scoperto un sacco di cose sulla prima serata del Festival di Sanremo, per dire, senza averne visto nemmeno un minuto. Ho scoperto che Alessandro Siani ha offeso un bambino sovrappeso, e che questo ha scatenato un putiferio. Ho scoperto che Romina Power è ingrassata e che Al Bano è invecchiato (sai che news). A parte il Festival, ho scoperto - cosa un filino più grave e che purtroppo in realtà già sapevo- che i migranti morti stanno raggiungendo numeri da orrore puro, ma che tutto sommato la cosa interessa fino ad un certo punto.
Non so bene nemmeno io perchè sto scrivendo, ve lo dico subito. Sono pensieri sparsi, senza un grande filo logico, buttati giù per colpa delle canzoni di Dylan.
Sì, perché mentre ascolto mi è partito uno strano paragone. Tra le canzoni di Dylan e i post (o gli articoli condivisi) su Facebook. Cosa c'entra? Nulla, ovviamente. Eppure... eppure le canzoni di Dylan graffiano. Con quella voce un po' così, non particolarmente gradevole nemmeno quando era giovane e all'apice del successo, Dylan ti costringeva ad ascoltarlo. Non urlava mai, a volte non cantava nemmeno, ma ti inchiodava lì. E sapete perché? Perché aveva qualcosa da dire. Anche se magari poi il testo non lo ascolti, non lo capisci o non lo traduci nemmeno, anche se poi magari la sua voce o il suo modo di cantare ti danno quasi fastidio, Dylan ti lascia la sensazione che ti sta dicendo qualcosa perché HA qualcosa da dire. E quindi devi ascoltarlo.
Il che ci riporta ai post di Facebook. Che spesso (quasi sempre, con rarissime eccezioni) a me fanno esattamente l'effetto opposto. E' come se fossero canzoni urlate, la maggior parte delle volte in tono sguaiato, scritte tanto per essere scritte. Non c'è messaggio. Non c'è qualcosa da dire davvero. C'è solo il bisogno di essere letti. Di avere un po' di gente che ti conferma che stai dicendo cose belle e buone, e che il tuo punto di vista è quello giusto. Con l'evidente rischio che anche chi ha qualcosa da dire davvero venga risucchiato nel calderone generale, ogni opinione sullo stesso piano, tutto appiattito e svuotato di ogni valore dal giochino dei like e dei commenti.
Sì, lo so, il paragone è assurdo, non c'entra nulla. Ma del resto, come dicevo, sono pensieri sparsi e senza logica, che butto giù perché improvvisamente m'è venuta voglia di scrivere un post.
Comunque, il tutto per dire che a volte - spesso, per la verità - una canzone come "Blowin' in the Wind", scritta 52 anni fa, riesce a colpire e far risvegliare la coscienza più di 500 post (quasi sempre offensivi, in un senso o nell'altro) di denuncia urlata.
Ma io ho sempre creduto che "una chitarra conta sempre più di una spada", citando uno dei nostri migliori cantautori. Datemi più Musica, per favore, e meno rumore. Datemi più Musica. Ne guadagneremmo tutti.
giovedì 15 gennaio 2015
Alternative Musicali Al Suffragio Universale #1
Ho pensato che questo potrebbe essere un buon modo per controllare il diritto di voto. Se non ti piace questo disco, non ne hai diritto. 😃 #AMASU (Alternative Musicali Al Suffragio Universale) — ascoltando The Concert in Central Park - Simon & Garfunkel.
mercoledì 7 maggio 2014
martedì 25 febbraio 2014
Alice Cooper - Brutal Planet (2000)
E' il 1999, manca poco al cambio di millennio. Vincent Furnier, un tranquillo americano di circa cinquant'anni, che di lavoro fa la rockstar, con lo pseudonimo di Alice Cooper e il vizio di cantare orrori ed incubi, guarda la CNN. Il telegiornale. Le notizie - tutte tragiche e violente - lo travolgono. Non sono più incubi ed invenzioni a riempire la sua testa di canzoni, ma orrori veri. Ed ecco nascere questo "Brutal Planet", che si basa in gran parte su fatti di cronaca (il massacro di Columbine, per esempio) e su amare riflessioni sulla strada di sangue e terrore che il mondo sta imboccando. Questo il senso della drammatica title-track, brano fin troppo chiaro nella sua disperazione. La potenza sonora è schiacciante, Cooper incalza implacabile accusando il genere umano per quello che sta facendo agli emarginati ("Blow Me A Kiss"), a chi muore di fame ("Eat Some More"), o per aver creato dei veri e propri mostri di crudeltà ("Wicked Young Man"). Passando per l'impressionante incedere rabbioso e irriverente di "Sanctuary" e di "It's The Little Thing", arriviamo al brano migliore di tutto il disco: "Pick Up The Bones". Oscura, ipnotica, triste e quasi gotica, questa canzone ci riporta alle stragi provocate dalle guerre ogni giorno. Un pezzo da pelle d'oca, credetemi. Non poteva mancare la ballad, e allora ecco la splendida "Take It Like A Woman", ennesima presa di posizione di Cooper a favore delle donne, contro ogni violenza, domestica e non.
Splendida è anche "Gimme", con Cooper nella parte di Satana, a promettere ogni cosa all'uomo se solo l'uomo si inginocchia ad adorarlo... brividi per tutta la spina dorsale. Il disco finisce con "Cold Machines", inconscia (o forse no?) song dal sapore molto "mansoniano"... testo ironico e linea melodica azzeccatissima per un brano che chiude degnamente uno dei migliori album del re dello shock-rock.
Pesantissimo, cupo e brutale. Una critica feroce ad ogni forma di ingiustizia e di violenza perpetrata dal mondo occidentale, uno dei dischi più belli mai scritti da Alice Cooper.
01. Brutal Planet
02. Wicked Young Man
03. Sacntuary
04. Blow Me A Kiss
05. Eat Some More
06. Pick Up The Bones
07. Pessi-Mystic
08. Gimme
09. It's The Little Things
10. Take It Like A Woman
11. Cold Machines
02. Wicked Young Man
03. Sacntuary
04. Blow Me A Kiss
05. Eat Some More
06. Pick Up The Bones
07. Pessi-Mystic
08. Gimme
09. It's The Little Things
10. Take It Like A Woman
11. Cold Machines
giovedì 30 gennaio 2014
Per Gessle - The World According To Gessle (1997)
Se io vi dico Per Gessle, il 98% di voi dirà: "Chi diavolo è?".
Ma se io dico Roxette, molti di voi capiranno. E storceranno il naso, perchè i Roxette sono il gruppo POP per eccellenza, con melodie superfacili, supercommerciali, eccetera, eccetera, eccetera.
Il caso vuole, però, che nel 1997 Per Gessle, autore di tutti i brani dei Roxette e cantante in alcuni di essi, decida di pubblicare il suo primo album da solista in inglese. In realtà sarebbe il suo terzo album solista, ma i primi due sono usciti solo in Svezia, e solo in svedese, ben prima della nascita dei Roxette.
Perchè dunque andare a recensire il disco solista di un artista pop, noto soltanto per il suo gruppo principale?
Ma se io dico Roxette, molti di voi capiranno. E storceranno il naso, perchè i Roxette sono il gruppo POP per eccellenza, con melodie superfacili, supercommerciali, eccetera, eccetera, eccetera.
Il caso vuole, però, che nel 1997 Per Gessle, autore di tutti i brani dei Roxette e cantante in alcuni di essi, decida di pubblicare il suo primo album da solista in inglese. In realtà sarebbe il suo terzo album solista, ma i primi due sono usciti solo in Svezia, e solo in svedese, ben prima della nascita dei Roxette.
Perchè dunque andare a recensire il disco solista di un artista pop, noto soltanto per il suo gruppo principale?
Innanzitutto perchè il background musicale di Per Gessle è - per sua stessa ammissione - intriso di hard rock, dal primo Alice Cooper fino al Bon Jovi di "Slippery When Wet".
E poi perchè Per Gessle da solista si libera (in parte) dagli stereotipi pop che sono propri dei Roxette per dare spazio a sonorità decisamente più rock, farcite dalle (ottime) chitarre del fedelissimo Mats M. P. Persson.
Tredici pezzi di ottima fattura, solari e allegri come tutte le canzoni di Mr. Gessle, scritti per puro piacere, senza obblighi commerciali e soprattutto senza grandi pretese. Canzonette, insomma. Ma canzonette di GRANDE qualità.
Basti citare, in questa sede, lo splendido rock di "Reporter", la divertente "Stupid", la solare "Saturday", la bellissima ballad "I'll Be Alright" (con la partecipazione dell'altra metà dei Roxette, Marie Fredriksson).
Insomma, un disco tutto da gustare, piacevole e "leggero".
Non è Heavy Metal, d'accordo. E allora?
E poi perchè Per Gessle da solista si libera (in parte) dagli stereotipi pop che sono propri dei Roxette per dare spazio a sonorità decisamente più rock, farcite dalle (ottime) chitarre del fedelissimo Mats M. P. Persson.
Tredici pezzi di ottima fattura, solari e allegri come tutte le canzoni di Mr. Gessle, scritti per puro piacere, senza obblighi commerciali e soprattutto senza grandi pretese. Canzonette, insomma. Ma canzonette di GRANDE qualità.
Basti citare, in questa sede, lo splendido rock di "Reporter", la divertente "Stupid", la solare "Saturday", la bellissima ballad "I'll Be Alright" (con la partecipazione dell'altra metà dei Roxette, Marie Fredriksson).
Insomma, un disco tutto da gustare, piacevole e "leggero".
Non è Heavy Metal, d'accordo. E allora?
Tracklist:
01. Stupid
02. Do You Wanna Be My Baby?
03. Saturday
04. Kix
05. I Want You To Know
06. Reporter
07. B-Any-1-U-Wanna-B
08. Wish You The Best
09. Elvis In Germany (Let's Celebrate)
10. T-T-T-Take It!
11. I'll Be Alright
12. There Is My Baby
13. Lay Down Your Arms
02. Do You Wanna Be My Baby?
03. Saturday
04. Kix
05. I Want You To Know
06. Reporter
07. B-Any-1-U-Wanna-B
08. Wish You The Best
09. Elvis In Germany (Let's Celebrate)
10. T-T-T-Take It!
11. I'll Be Alright
12. There Is My Baby
13. Lay Down Your Arms
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